Diari Primo Incontro del ciclo “Conversazioni dal Sud. Pratiche politiche, educative e di cura”

Il primo incontro inizia con la premessa di voler creare un ponte tra due continenti per rafforzare i vari movimenti. Direi che l’obiettivo è stato raggiunto a pieno, ci siamo lasciati e lasciate guidare da parole che, seppur in una lingua diversa, raggiungevano le persone al di là del significato, risuonando comunque comprensibili per la forza e la convinzione con cui venivano espresse. Ho avuto la sensazione di essere lì, vedere le azioni compiute, volti, colori, pur non avendoli mai visti realmente.

La parola che è risuonata per tutto l’incontro è “Speranza”, non nell’accezione di attesa passiva, ma come capacità dell’uomo e della donna di lottare insieme agli altri e alle altre per cambiare la realtà. Essa è ciò che impedisce agli uomini e alle donne di stare con le braccia conserte.

Le testimonianze hanno reso chiaro come nelle piccole realtà possano realizzarsi dinamiche in grado di risuonare oltre i continenti e le culture, dando vita a quella che è una chiamata di empatia, citando le parole del professor Pasquale Policastro.

Grazie.

 

Stefania Catricalà, studentessa del II anno dell’Istituto Universitario don Giorgio Pratesi

Ascoltare parole come sogno, speranza, ascoltare persone dall’altra parte del mondo che insieme a noi condividono quanto di più prezioso abbiamo, il nostro mondo, la nostra terra, il bene comune e non solo questo. Ci avvicinano, ci fanno sentire parte di un tutto e meno egoisti… ed egocentrici.

Rispettare entrambe le lingue mi è piaciuto molto, il Prof.Fleuri ha ragione. Il fatto di essere online ci avvicina, ma ci omologa. Tenere ben presente la provenienza ci fa immergere nei mondi realmente.

Sentite parlare Sirlei è stato come ascoltare una vecchia amica che conoscevo da tempo, tanto è stato l’interesse del suo movimento nel precedente studio di pedagogia sociale. Ho vissuto intensamente la loro storia, il significato della loro azione, l’amore indiscusso per noi tutti perché di questo si tratta, si impegnano per l’amore di tutti noi.S entire parlare di speranza mi fa bene. Vorrei crederci di più alla speranza e al sogno. Mi rammarico di questo, mi dispiace tanto. Ci proverò… ad esempio pensare di piantare un albero e farlo, questo potrebbe essere un primo passo. Il Prof. Policastro anche lui una scoperta meravigliosa. Scoprire come con estrema semplicità potremmo fare un certo tipo di educazione con intenti così nobili mi ammalia e mi insegna.

Sono affascinata dalla bellezza di queste persone, dal loro impegno e della loro passione, da una serietà etica, politica ed educativa, come quella di Giuseppe Pugliese. Attraverso persone come lui, attraverso tutto ciò, sto ritornando a vedere la realtà con occhi stupiti…

 

Tiziana Puzzovio, studentessa dell’Istituto Universitario Progetto Uomo

Questo primo incontro l’ho seguito non in diretta ma attraverso la registrazione su Youtube, quindi con uno spirito diverso dal partecipare in modo attivo in diretta sulla piattaforma. Un incontro molto interessante e oserei dire passionale, soprattutto nel primo intervento, quello della professoressa Sirlei Gaspareto, una femminista convinta. Mi ha molto appassionato il suo intervento, la presentazione della mistica femminista. Ho “meditato” su molte sue espressioni, specialmente quando ha definito la mistica come una messa in discussione della vita; la mistica, questo movimento nato da alcune donne, nasce anche con lo scopo di mettersi in discussione, di mettere la propria vita di “combattenti” oserei dire in discussione. Questo aspetto mi ha molto colpito e fatto riflettere. Un altro aspetto su cui ho riflettuto durante l’intervento e che mi ha aiutato anche nella riflessione personale è il percorso in sette lezioni tracciato dalla professoressa, un cammino, una strada che conduce alla ricerca della semplicità. Mi sono chiesto anche io se non fosse questa la strada da intraprendere come uomo, giovane ed educatore. La ricerca di una felicità che passa attraverso l’umiltà, la fragilità, la comunità, il non lasciarsi abbattere, la saggezza, il crescere verso l’alto. Tanti piccoli passi, come quelli descritti dagli interventi successivi, che mi hanno portato a riflettere sulla mia vita e su quanto io mi metta in gioco, su quanto io spenda la mia vita in una “lotta” vera e profonda contro qualcuno o qualcosa che non permette di essere felici.

 

Giuseppe Cutillo, studente dell’Istituto Universitario Progetto Uomo

C’è un sud che non conosce frontiere e distanze: pur segnato da molte differenze, culturali, territoriali, linguistiche, esso è unito dal medesimo stato di oppressione. A partire da questo, mi colpiscono due aspetti.

Uno è relativo al percorso che conduce persone apparentemente distanti fra loro, a condividere un progetto di resilienza; una comunanza d’intenti, di prospettive e visioni, alimentate da un profondo senso di amore e riconoscenza verso la terra, nella sua duplice accezione simbolica di casa comune e di elemento grazie a cui si svolge la vita vegetale e animale. 

Il secondo aspetto è di tipo linguistico. La scelta di condurre tali incontri anche in portoghese mi ha permesso di scoprire tutta la potenza di una lingua così musicale. Dolcissima. Eppure potente nei contenuti che esprime, con la forza e la determinazione delle protagoniste “contadine”; coltivatrici di semi di speranza; orgogliose e forti della loro storia di battaglie per il riconoscimento dei loro diritti di lavoratrici e del contributo nella cura della terra come donne contadine.

Il concetto di speranza più volte richiamato ‘cuce’ tra loro i vari interventi. È proprio attraverso la speranza che si può operare un autentico e profondo cambiamento. Essa stessa, la speranza, è un’arma contro l’indifferenza e la tentazione di chiamarsi fuori dall’opportunità di dare il proprio contributo.

È movimento, tensione verso il ‘ser mais’ di Paulo Freire, che lungi dall’essere un atteggiamento egoistico e individualistico, è mistica aperta alla cura e alla circolarità della vita.  

 

Anna Bellamacina, studentessa dell’Istituto Universitario Progetto Uomo

Molti spunti su diverse situazioni della vita di tutti i giorni, grandi riferimenti a periodi complicati della vita, a situazioni difficili, ma soprattutto considerazioni sulla fortuna che ritengo abbia accompagnato la mia vita fino ad ora.

Un lancio verso la speranza, una considerazione sulla resilienza, come il bambù che si piega ma non si spezza, che punta in alto e non ha paura di stare insieme agli altri.

L’altro ci rende importanti, ci rende parte di qualcosa di meraviglioso, è questo che ho capito negli anni di studi sociali. Abbandonare la paura di “stare in mezzo”, di gettarsi nella collettività per uscirne arricchiti. Perché “l’altro” è quello.

Un altro spunto di riflessione è venuto senza dubbio dal concetto di rispetto, per l’altro, ma anche e soprattutto per la natura.

Imparare la condivisione per imparare la comunicazione. Mi è stata trasmessa tanto questa necessità di avere semplicemente più rispetto e su come è importante che ognuno faccia la sua parte, nel suo piccolo, che poi invece piccolo non è mai.

 

Alessia Vecchioni, studentessa dell’Istituto Universitario Progetto Uomo